Georgieva our communication manager.

“Europeans tend to be more modest. That contrasts very much with other cultures.”

Con questa frase Kristalina Georgieva, commissaria per gli aiuti umanitari, ha commentato la sua volontà di dare maggiore visibilità all’azione europea in un campo dove l’Unione è da sempre uno dei principali donatori, anzi molto spesso il principale.

Una frase semplice e una decisione (quella di far comparire la bandiera con le dodici stelle sui pacchi degli aiuti umanitari) quasi banale ma, che in realtà, dimostra efficacemente quello che da sempre, si sostiene: l’Unione Europea non sa comunicare quello che fa, ma soprattutto manca nelle cose semplici e basilari per paura di fare propaganda.

Propaganda è questa la parolina magica che tutti i Maître à penser della comunicazione UE indicano come il male assoluto, timorosi di cedere al lato oscuro della forza e di riaprire non si sa quale armadio pieno di scheletri.

Come se fosse possibile scindere il comunicare dal fare propaganda, come se le due cose non fossero due facce della stessa medaglia. Per di più nella società attuale dove la propaganda, o chiamatelo marketing che fa più figo, commerciale e politica sono parte centrale della nostra vita e delle nostre decisioni.

In nome del “non fare propaganda” la comunicazione europea nasconde la bandiera UE (suo logo principale) dagli occhi della gente, non fa niente per rendere pubblici i suoi spot e le cose fatte. Perchè non sia mai che il cittadino medio europeo scopra che si ricondurre una determaniata azione all’Unione Europea.

In sè la proposta della commissaria è di una banalità incredibile, eppure di una efficacia notevole visto che semplicemente si tratta di dare a Cesare quel che è di Cesare, ovvero far sì che i cittadini europei, che guardano distrattatamente le immagini di una qualsiasi emergenza umanitaria internazionale, possano riconoscere l’azione, in questo caso umanitaria, della UE. Allora forse non è vero che non fa niente, allora è vero che esiste.

Qualcuno potrebbe obiettare così si specula sulle persone in difficoltà, che ci si fa pubblicità sulle tragedie. Ebbene la risposta è facile: sì! Perchè è così che tutto il mondo fa ed è così che vanno le cose. Sembrerebbe un atteggiamento cinico, ma in realtà non lo è, visto che semplicemente si vuole fare luce su ciò che si sta facendo, sull’impegno economico, e non solo, che si sta producendo.

Basterebbe questo: mettere in luce ciò che si fa e, improvvisamente, la comunicazione europea migliorebbe in maniera esponenziale e, con essa, la stessa fiducia del cittadino medio che, finalmente avrebbe una prova tangibile della sua esistenza.

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