Y así se acabó.

Ed è finita anche la presidenza spagnola. I 6 mesi di guida europea da parte del governo di Madrid si sono conclusi ieri nel modo che meglio può fotografare questa presidenza………ovvero l’anonimato.

La presidenza appena conclusa potrebbe essere paragonata ad un sufflè mal riuscito. Partita con grandi aspettative, specialmente da parte dell’opinione pubblica nazionale, essa si è sgonfiata col passare dei mesi,  scivolando verso un lento anonimato.

Eppure a gennaio non era così, il governo spagnolo si presentava in pompa magna,  presentando un’agenda che ambiziosamente annunciava una sterzata alla congiuntura economica negativa che attanaglia l’Europa. Non solo a questo si limitava il suo programma spagnolo visto che si cercava anche un’affermazione a livello internazionale in materia di politica estera, non solo limitatamente allo scontato fronte latinoamericano. Infine, c’era da avviare la messa in pratica delle novità introdotte dal Trattato di Lisbona.

Invece, lentamente tutto questo è evaporato. Il turning point? Il momento in cui tutto è cambiato? Beh il Consiglio Europeo di fine marzo. Ovvero quando, davanti all’evidenza che la situazione economica non andava migliorando e al conseguente ostracismo tedesco ad intervenire, la presidenza spagnola è completamente sparita dallo scenario.

Certo nel contempo il fuoco della crisi economica interna divampava ed era estremamente necessario correre ai ripari, ma, in realtà, quello che si è dimostrata fallimentare è stata la scelta politica di voler presentare la presidenza semestrale come la panacea che avrebbe risolto i problemi interni.

La carta europea non solo non era percorribile per motivi oggettivi quali la preminenza dell’interesse nazionale rispetto al bene europeo e la pochezza degli strumenti con cui intervenire a livello europeo. Non era percorribile perchè lo stesso ruolo di presidente di ruolo non ha nessun ruolo effettivo, e riesce solo ad averlo, quando a detenerlo sono nazioni pesantemente sul piano politico (Germania) o che vogliono dimostrare tale peso ad ogni costo (Francia). Con tutto il rispetto per la Spagna, ma la versione che si è presentata alla guida dell’Unione Europea non è certo in grado di competere con Germania e Francia.

Non è certo andata meglio sul fronte della politica estera. Il rifiuto di Obama di partecipare al meeting UE-USA ha rappresentato un colpo durissimo che ha messo alle corde l’immagine della presidenza, indipendentemente dall’importanza che il meeting e la relativa partecipazione del presidente statunitense rivestissero nel quadro generale.

A poco sono valsi i risultati in materia di rapporti con i paesi del Mercosur, perchè, purtroppo, questo era il minimo che ci si poteva aspettare.

Per quanto riguarda invece, i rapporti con le novità del Trattato di Lisbona beh, non si può dire che qui le cose siano andate male, anzi sono andate così bene da strozzare la presidenza. Sia Van Rompuy che la Ashton hanno dimostrato di saper camminare (o barcollare) con le loro gambe non accettando mai intromissioni spagnole, ma anzi dando l’impressione che fossero costretti a tener conto della presidenza per motivi di forma ma che avrebbero fatto a meno di questa ulteriore scocciatura.

Proprio nel ruolo di Van Rompuy esiste il vero problema, non solo della presidenza spagnola del sistema delle Presidenze semestrali. Con un Presidente che, seppur non comparendo sulle prime pagine dei giornali ogni giorno, esercita direttamente il suo ruolo di coordinamento del Consiglio, detta, di fatto, l’agenda eccetera, ebbene in questa situazione lo strumento delle Presidenze si limita giusto ad essere una vetrina promozionale per chi la regge, cosa buona per gli stati più piccoli ma sinceramente inutile per la Spagna (ma anche per altri paesi).

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