Europarlamentari fantasma, chiusa la questione a livello di Trattato, resta aperta quella politica.

È durata un attimo la Conferenza Intergovernativa chiamata a trovare una soluzione legale alla questione dei 18 europarlamentari in più. Segno questo che, ovviamente l’accordo è già stato trovato con netto anticipo (come anticipato da El Mundo mesi fa).

La Conferenza, cui partecipano solamente gli ambasciatori presso l’Unione Europea di ciascun Stato Membro, è riuscita a trovare l’escamotage legale che eviti di modificare direttamente l’articolo 14 del Trattato sull’Unione Europea, emendato dal Tratto di Lisbona.

Tale articolo, infatti, recita espressamente che il numero dei membri della Eurocamera è fissato in 751 rappresentati, compreso il Presidente. Una sua eventuale modifica diretta, avrebbe comportato la convocazione di una Conferenza sul Trattato, l’avvio di un giro di ratifiche nazionali all’intero testo,  e il riemergere dell’incubo di nuovo referendum irlandese, a cui si sarebbe aggiunto anche uno inglese. 

Nello specifico si tratta di una modifica apportata all’articolo 2 del protocollo 36 allegato al nuovo Trattato, che permette di evitare di riaprire il sopraccitato calderone, visto che richiede semplicemente il voto favorevole dei parlamenti nazionali. Nel nuovo testo dovrebbe essere indicato che per la attuale legislatura il numero degli Europarlamentari passerà da 736 a 754, includendo così anche i 3 seggi in più della Germania.

Tutto ciò, almeno nelle aspettative, dovrebbe concretizzarsi entro il 1 dicembre 2010. Una volta entrata in vigore la modifica al protocollo gli europarlamentari potranno acquisire finalmente il diritto di voto, fino ad allora manterranno lo status di osservatori (ovvero partecipano ai lavori parlamentari senza poter votare).

Dodici i paesi che subiranno un cambiamento nella loro rappresentanza, ovvero: Spagna (3 seggi in più); Austria, Francia e Svezia (2 seggi in più), Bulgaria, Gran Bretagna, Italia, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Polonia e Slovenia (1 seggio in più).

Se così si è risolta la questione a livello di giurisprudenza comunitaria, la partita rimane aperta sul fronte politico. Per due motivi:

  • Seppur non trattandosi di una modifica diretta al Trattato di Lisbona, rimane pur sempre la promessa fatta dal leader inglese Cameron di sottoporre a referendum popolare qualsiasi modifica al Trattato. Carta questa che potrebbe essere giocata dagli ambienti euroscettici inglesi.
  • Alcuni paesi come la Spagna, non a caso uno dei più attivi su questo fronte, hanno già votato alle scorse elezioni europee prevedendo l’aumento di seggi. Francia, Italia e Gran Bretagna, ad esempio No. Questi paesi ora si trovano a dover decidere come attribuire i seggi in più, tenendo conto che il sistema elettorale per le Europee è proporzionale con circoscrizioni molto ampie. Viene quindi difficile indicare utilizzare per esempio il sistema dell’elezione del primo dei non eletti. Allo stesso tempo, il Trattato è molto chiaro nell’indicare che i membri dell’Europarlamento devono essere eletti direttamente dal popolo, perciò anche la carta di attribuire il seggio (o i seggi) a qualche eminente personalità di spicco viene a decadere. 

   

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