Fare chiarezza sul caso Nutella.

Eurominchiate: la Ue mette al bando la Nutella “(CataniaPolitica 18 giugno 2010)

GALAN, DIFENDERO’ NUTELLA, ALTRIMENTI SAREI TRADITORE PATRIA” (AGI, 18 giugno 2010)

Nutella rischia di finire fuori legge” (Quotidiano.net, 16 giugno 2010)

“Bavaglio alla Nutella” (Il Foglio 18 giugno 2010)

LA UE DICHIARA GURRA AL MITO DELLA NUTELLA” (Repubblica, 17 giugno 2010)

Questa è una veloce rassegna stampa dei titoli che la stampa italiana ha dedicato al caso Nutella. Ancora una volta quindi sembrerebbe che i cattivi euro burocrati europei abbiano deciso di dichiarare guerra al Made in Italy colpendo il suo simbolo più dolce.

E se così non fosse? Perché ciò non è avvenuto, nessuno ha dichiarato guerra alla Nutella, anzi nessuno si è proprio interessato a lei, perlomeno non direttamente.

Vediamo di spiegare quello che è successo. Mercoledì scorso il Parlamento europeo ha votato il primo pacchetto di proposte volta a migliorare la legislazione europea in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, la cui pietra angolare è la direttiva 2000/13/EC.

La nuova riformulazione ha, come obiettivo principale, quello di rendere più facile la comprensione, per il consumatore, delle informazioni nutrizionali (grassi, proteine, apporto calorico ecc.) presenti sulle etichette dei prodotti. In particolare, la volontà del legislatore europeo è quella di informare i cittadini europei, mettendoli in guardia dai cibi contenenti grassi, sale e zucchero in eccesso.

Per tale ragione la proposta della Commissione mira ad armonizzare tutte le etichette alimentari europee, facendo comparire oltre ai valori nutrizionali anche il loro equivalente per 100 g o 100 kcal.

Fiore all’occhiello di questa proposta è l’introduzione del cosiddetto “sistema a semaforo” sulle etichette dei prodotti alimentari. Per sistema a semaforo si intende una colorazione verde, gialla e rossa per indicare i valori nutrizionali presenti nell’alimento, in pratica un elevata percentuale di grasso comporterebbe una colorazione rossa sotto tale voce e così via.

Questo è quello che hanno votato settimana scorsa gli europarlamentari, con la sorpresa di bocciatura del sistema a semaforo, ritenuto dall’assise non chiaro per i consumatori. È stata invece approvata la parte che prevede l’obbligatorietà di rendere chiari i valori nutrizionali.

E qui apriti cielo l’Unione Europea contro la Nutella. Dove nasce questo cortocircuito? Semplicemente dal fatto che un tale obbligo non permette più ai produttori di determinati prodotti di presentarli come ottimi fornitori di energia o buoni per i bambini senza però ricordare che si tratta comunque di prodotti ad alto contenuto calorico il cui consumo prolungato e massiccio, non può certo fare bene alla salute del cittadino.

Insomma, per dirlo con parole povere, nessuno dice che mangiarsi una fetta di pane e Nutella nuoca gravemente alla salute (su quest’ultima parte ci tornerò dopo), ma semplicemente che mangiarne un vasetto al giorno tanto bene non fa.

D’altro canto una tale novità comporta le compagnie produttrici a dover da un lato ridefinire tutta la campagna promozionale di tali prodotti e dall’altro gli espone a possibili estremizzazioni dei consumatori, in particolare al rischio (tutto da verificare) che all’improvviso la gente inizi a pensare che la Nutella faccia male.

Facile capire quindi l’opposizione di una parte del mondo industriale e come la Ferrero, società produttrice della Nutella, abbia tutta l’intenzione di estremizzare la situazione e di far leva sull’affetto italiano per il loro prodotto al fine di difendere lo status quo. Ecco quindi spiegate le dichiarazioni del vicepresidente Ferrero, Francesco Paolo Fulci, che ha dichiarato “ci faranno scrivere come sulle sigarette: ”Attenti e’ pericoloso, favorisce l’obesità”, o magari ci metteranno delle tasse fortissime come previsto in Romania”. Bum!!! Ovvia forzatura giornalistica al fine di estremizzare la situazione.

Cosa comprensibile nell’ottica di Ferrero, ma allora i giornali italiani? Beh semplice. Il genere di pezzo l’Unione Europea vuole vietare un qualche prodotto alimentare tipicamente italiano è il genere di articoli, come il gossip, che tutta l’opinione pubblica legge, commenta, insomma di facile presa. Per cui, come si suole dire, ci si sono buttati a pesce.

Inoltre mai come in questo caso il mix era facile per qualsiasi giornalista, il comunicato stampa della Ferrero più tutta le centinaia di metafore del ruolo della Nutella nella vita del Belpaese (Nanni Moretti in Bianca, la nazionale di calcio, la merenda quando si era bambini ecc). La voce della Commissione? Beh semplicemente relegata ai si dice o a vaghe allusioni, anche esse basate sugli stereotipi dei burocrati europei. Figuriamoci prendersi la briga di leggere un regolamento o una direttiva.

A quel punto ovvio che la situazione monta, nascono gruppi su Facebook, Comitati spontanei (ovviamente organizzati e presieduti da esponenti della Lega Nord), articoli ed editoriali nei giorni successivi e così via.

Quando poi ci si accorgerà che è stata una tempesta in un bicchiere d’acqua, beh a quel punto nessuno si ricorderà più del caso o peggio oramai si sarà stratificato nella testa della gente che Bruxelles odia la Nutella.

Il caso Nutella e il cortocircuito da esso provocato è un caso paradigmatico di come esista una distorsione dell’informazione sull’Unione europea e sulle sue politiche. Tale distorsione, che trova nella politica un fortissimo acceleratore, è figlia dal lato comunitario dalla mancanza (più volte sottolineato in questo blog) o dalla pigrizia nel voler comunicare in modo chiaro e facile i propri risultati, mentre dal lato nazionale dalla scarsa propensione dei mass media nazionali dal voler uscire dal seminato e da quel nazionalcentrismo di cui in Italia siamo molto ammalati.

Ora scusate, devo andare a farmi due fette di pane e Nutella prima che sia tolta dal mercato.

3 responses to “Fare chiarezza sul caso Nutella.

  1. Grazie Andrea!
    Finalmente un articolo chiaro che smaschera il giochetto.
    2 osservazioni:
    -fatti assumere all’UE (scegli tu l’istituzione) come capo ufficio stampa
    -l’infomazione italiana è messa molto male se ha bisogno di questi giochetti…

    • Paolo, grazie per i complimenti.

      Purtroppo non è solo l’informazione italiana. Quello che mi fa rabbia il più delle volte è il fatto che non solo non vengono controllate le fonti ma, si vada in modalità stereotipo ogni qualvolta si parla di Unione Europea.
      Sull’assunzione nelle istituzioni………….. ce stiamo a provà.

      Andrea

  2. Hai prefettamente ragione sulla “modalità stereotipo”. Devo dire che alcuni ci marciano proprio: vedi questo orrendo post su The Frontpage di uno che si capisce dove vuole andare a parare già dal nome http://bit.ly/bdRlPh (i commenti sono quasi peggio del pezzo).

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