Divorzio all’Europa

Luce verde da parte del Comitato Affari Legali del Parlamento alla possibilità che 12 Stati Membri europei diano vita ad una cooperazione rafforzata al fine di armonizzazare le rispettive legislazioni in materia di divorzio per le coppie sposate formate da coniugi di differenti nazionalità europee (da ora in poi le chiameremo coppie europee).

La decisione nasce dalla volontà di dare l’opportunità ai coniugi di scegliere quale sistema legale sotto il quale finalizzare il processo di separazione o di divorzio. Facciamo un esempio, mettiamo una coppia franco-tedesco, residente a Vienna che purtroppo decide di divorziare. Fino ad oggi i coniugi avrebbero dovuto sottostare alla legislazione della loro nazionalità, con conseguente rischio di diatriba giudiziaria tra i tribunali nazionali.

Ora, con la possibilità di scegliere, i coniugi potranno ovviamente prediligere il sistema a loro più vantaggioso.

Prima che molti dicano che è una cosa minore, va ricordato che ogni anno si registrano più di 350.000 matrimoni e 170.000 divorzi europei, quest’ultimo dato pari al 20% dei divorzi annuali. Quindi il fenomeno è ben più ampio di quello che si possa pensare. Inoltre sarebbe questa una delle occasioni giuste per toccare l’interesse dei cittadini e sfatare, ogni tanto, il mito dell’Unione Europea lontana dalla gente.

Il sistema usato è quello della cooperazione rafforzata, strumento che a livello europeo significa il più delle volte segnale che le cose funzionano. La scelta della cooperazione è dovuta all’opposizione di alcuni stati, Svezia in primis, che non ha permesso in passato l’approvazione da parte dei 27 (è richiesta l’unanimità). I 12 stati dovrebbero essere Austria, Bulgaria, Francia, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Romania, Slovenia, Spagna, Germania, Belgio e Lettonia, ma sicuramente altri dovrebbero aggiungersi.

Mancano ancora due fasi da superare, prima che la cooperazione possa partire. La prima è l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della Giustizia il prossimo 4 giugno. La seconda invece la votazione della plenaria del Parlamento. Entrambi gli ostacoli non dovrebbero rappresentare un grosso problema.

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