Questa Unione Europea che non sa (o che non vuole) comunicare.

Sull’annosa questione circa le difficoltà UE nel campo della comunicazione si è dibattuto e si continuerà a farlo per sempre. Il deficit comunicazionale è sicuramente un problema che non si risolve dal oggi al domani (oddio volendo si potrebbe), e che si incastra con gli altri mali europei.

Sicuramente non è certo falso dire che attualmente tale problema viene avvertito meno o non è in cima alla lista delle sfide per il futuro.

Un segnale di come questo problema non viva lo stesso hype che aveva anche solo 5 anni lo ha dato lo stesso Barroso al momento della formazione del suo secondo gabinetto, quando le competenze di DG COMM sono state accorpate, con dubbia logica, all’ampio portafoglio Giustizia, Libertà e Sicurezza ed affidate alle mani di Viviane Reading. Un bel passo indietro se si pensa che nella commissione Barroso I esisteva un portafoglio comunicazionale ad hoc affidato a Margot Wallstrom, la quale ricopriva anche l’incarico di Vicepresidente.

Un ridimensionamento forte che aveva suscitato non poche diffidenze e malumori negli ambienti della Commissione.

Proprio sull’onda di tale malumore alcuni funzionari della Commissione avevano presentato una lettera aperta indirizzata sia a Barroso che alla Reading, esortandoli a non abbandonare la sfida comunicazione e invitandoli a prediligere internet come via di comunicazione preferenziale per informare i cittadini europei.

Ora è giunta la risposta di Viviane, seppur con qualche mese di ritardo (posta celere?). La commissaria, anche per la comunicazione, risponde promettendo di riformare e ammegliorare il portale EUROPA (per la 2000 volta) e a mettere in piedi una strategia che permetta ai cittadini europei di sentire ancora più vicina la voce dell’istituzioni, indicando nei social media gli strumenti preferenziali di tale strategia.

Insomma, belle parole e pochi fatti. Personalmente resto poco, o nulla convinto, che Facebook e Twitter possano essere i veicoli migliori per superare il gap comunicazionale., anzi leggendo e rileggendo la lettera della Reading il citare i social media come strumenti appare come la tipica volontà di un politico di citare cose di moda per apparire al passo con i tempi.

Il gap c’è ed è bello grande, altro che Facebook.

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