UE – UK e se tra 5 anni sarà rimasto tutto uguale?

La politica europea è qualcosa di molto semplice e abbastanza immobile nelle sue dinamiche, in particolare quando si tratta di seguire le posizioni che gli Stati Membri hanno nei confronti delle istituzioni europee.

Tra di questi sicuramente il più noto e forse il più redditizio è quello inglese, specialmente dopo il passaggio di Margaret Thatcher.

Dai tempi della Lady di ferro infatti Londra è la capitale se non dell’euro scetticismo ma semmai dell’euro diffidenza, o per meglio dire di coloro che vedono nell’Unione uno strumento per soddisfare i propri interessi nazionali.

Ora sicuramente la nascita del nuovo governo Cameron-Clegg e il conseguente abbandono dei Labour, riporterà il tema dei rapporti UE-UK al centro del dibattito europeo. Immagino con toni allarmistici che sicuramente faranno eccitare gli euroscettici, in particolare con un personaggio come William Hague come Ministro degli Esteri di sua maestà.

E se invece in realtà non cambierà nulla? Non ci saranno scosse reali nei rapporti con Londra? Possibile anzi certo, così come invece, almeno dal punto di vista dell’immagine, le tempeste e le scosse mediatiche non mancheranno.

Perché nulla dovrebbe cambiare?

Beh in primo luogo la posizione di rendita di cui il Regno Unito gode è sicuramente la più vantaggiosa e redditizia che si possa avere tra i 27. Londra oramai è il partner che sicuramente si lamenterà, sicuramente chiederà qualcosa come risarcimento, sicuramente mostrerà malumore, perciò è anche il partner che sicuramente troverà la propria soddisfazione fin dal primo minuto delle trattative. Semplificando, ogni volta che viene presentato un nuovo accordo, il contentino inglese sarà pronto ed impacchettato.

Al di là degli usi e costumi europei a far sospettare che le cose non dovrebbero cambiare più di tanto c’è anche un’attenta analisi delle proposte che il nuovo governo di coalizione inglese ha intenzione di adottare nei confronti di Bruxelles:

  • Referendum in caso di nuove concessioni di sovranità o di nuovo trattato;
  • Ridefinizione delle competenze europee in alcuni settori come giustizia e lavoro;
  • Nessuna possibilità di abbandono della sterlina in favore dell’Euro;
  • Limitazione dell’applicazione della decisione europea “Working time” che pone a 48 ore settimanali il monte massimo di ore lavorative;
  • Unica sede per il Parlamento Europeo, quindi conseguente abbandono della sede di Strasburgo.

La possibilità di convocare un referendum nazionale in caso di nuovo trattato o di modifiche al Trattato di Lisbona è uno dei cavalli di battaglia Tories, fin dai tempi del primo referendum irlandese. Con buona pace però degli euroscettici è però abbastanza improbabile che nei prossimi 5 anni (sempre che il nuovo governo duri tutta la legislatura) si riaprirà il vaso di Pandora dei Trattati europei, né che ci saranno scossoni in tale senso. Questo non dovrebbe accadere visto che proprio uno dei principali capisaldi del Trattato di Lisbona è quello di dare una stabilità piuttosto duratura all’Unione Europea a 27 e più stati. Al tempo stesso la minaccia inglese in realtà si potrebbe rivelare un fattore che stabilizzi ancora di più l’Europa post-Lisbona.

Ridefinizione delle competenze europee. Qui forse si giocherà la battaglia più aspra, sicuramente da parte inglese qualche concessione si riuscirà ad ottenere specialmente come merce di scambio. Quello che però è più probabile è che non ci saranno degli avanzamenti. In ogni caso un cuscinetto alle volontà euro scettichee lo potrebbe anche giocare il nuovo Ministro della Giustizia inglese Kenneth Clark, forse l’unico pro-europeo all’interno dello schieramento conservatore.

Sterlina-Euro. Nessuno ha mai preso in considerazione la possibilità che Londra abbandoni la propria divisa nazionale nel prossimo quinquennio. Da un lato perché la situazione della moneta europea non è in grado di sostenere nuovi allargamenti, specialmente di una tale portata; dall’altro non dimentichiamoci che Londra per entrare nell’Euro dovrebbe dimostrare di rispettare nei famosi criteri di Maastricht. Data l’attuale situazione di crisi economico-finanziaria è piuttosto impensabile che il nuovo governo decida di avviare un pacchetto di misure che politicamente sarebbe un suicidio.

Per quanto riguarda i limiti circa l’applicazione della direttiva “Working Time”, il governo inglese gode fin dal 1993 della possibilità di usufruire di out-put.

Infine, la questione di una sola sede per il Parlamento Europeo. Personalmente considero la doppia sede solo come uno spreco che trova spiegazione solo nel voler soddisfare l’orgoglio francese nel aver sul proprio territorio un tale simbolo. Ecco appunto proprio perché si tratta di simboli la possibilità di un tale cambio sono pressoché nulla.

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