La disputa sulla Baia di Pirano torna a galla e rischia nuovamente di compromettere l’ingresso croato nell’Unione Europea.

Torna di moda la disputa sulla Baia di Pirano che dal 1991 vede contrapporsi Slovenia e Croazia bloccando, da un anno a questa parte, le possibilità d’ingresso croato nella famiglia europea.

A rispolverare la questione che si pensava chiusa, dopo l’accordo internazionale trovato nello scorso novembre, la decisione presa dal parlamento sloveno di sottoporre ad un referendum popolare, previsto per il prossimo 6 giugno, l’approvazione o meno del suddetto accordo.

Da notare che la decisione presa dal parlamento sloveno è dovuta all’inistenza dell’opposizione di centro-destra che guida il NO all’accordo.

È abbastanza evidente che un NO da parte dell’opinione pubblica slovena potrebbe essere una doccia gelata sulle speranze croate di entrare nell’Unione Europea entro il 2012. Così come ascoltare la volontà popolare in una zona come quella dell’ex Jugoslavia potrebbe pericolosamente risvegliare il demonio del nazionalismo mai del tutto spento, anche se la frattura tra sloveni e croati è una delle più “tranquille” della regione.

Giusto per rinfrescare la memoria. La Baia di Pirano è un area marittima di 19 metri quadrati tra Slovenia e Croazia, in un primo momento, nel 1991, i due paesi avevano deciso di divederla a metà. Senonchè un anno dopo Lubiana cambiava la propria linea e richiedeva la totalità dell’area, aprendo così la questione. Fino però al giugno scorso, la questione rimaneva una disputa tra due paesi anche abbastanza risibile, divenne però un problema centrale perchè la Slovenia pose il veto all’ingresso di Zagabria all’ingresso UE fino a che non si fosse risolto il problema.

La Commissione europea nell’autunno 2008, si incaricò di mediare tra le due parti. Nel Settembre 2009 un accordo tra i due paesi fu trovato concedendo alla Slovenia il passaggio nelle acque internazionali. A seguito di ciò il Ministro degli Affari Esteri sloveno annunciò la volontà di levare il veto sulla Croazia. Ora tutto viene rimandato al referendum.

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