Ipotesi di un asse italo-francese?

Euractiv ipotizzava ieri la nascita, nell’ultimo mese,  di un asse Roma – Parigi, alternativo a quello storico tra Francia e Germania che guida, da sempre, l’Europa. L’asse nascerebbe in risposta alla sempre più esplicita voglia del governo di Berlino di smettere il suo storico ruolo di traino europeo.

In effetti se tre indizi fanno una prova, Euractiv addiruttura ne porta anche di più:

  • la comune dichiarazione di sostegno alla ripresa dell’Unione per il Mediterraneo (9 aprile);
  • le pressioni fatte su Angela Merkel affinchè accettasse il piano d’aiuto per la Grecia (11 aprile);
  • la lettera comune indirizzata a Barroso in sostegno dell’ipotesi di imporre una carbon tax anche a quei paesi che non fanno parte degli accordi internazionali (16 aprile);
  • il sostegno più volte manifestato da Tremonti alle politiche del Commissario francese Barnier volte a regolare hedge funds, derivati e speculazioni finanziarie da parte delle banche;
  • l’accordo Italia – Francia per la cessione di materiale e di know-how nucleare all’Italia. Accordo che è dell’anno scorso. 

Per fare un’asse ci vuole che entrambe le parti si trovino sullo stesso piano, o per lo meno che ci sia un bilanciamento reciproco tra di loro, invece, per quanto affascinante, l’ipotesi dell’asse Berlusconi-Sarkozy non regge ed anzi sembra rivelare uno sbilanciamento a favore di quest’ultimo. Vediamo nel dettaglio:

  • questo è forse l’unico fattore in cui l’asse sembra reggere. La Francia è lo sponsor principale dell’Unione per il Mediterraneo. L’Italia, invece, potrebbe avere la grande occasione di recuperare il terreno perso sulla Spagna, riaffermandosi nuovamente come uno dei partner di riferimento per i paesi che si affacciano sul mare nostrum. Questo discorso voale in particolare nell’ottica di diventare una nuova spalla per la Turchia visti anche i buoni rapporti che Berlusconi ha con Erdogan.
  • se parte da francese una tale azione rientra nella normale volontà di affermare ancora una volta la forza della propria leadership europea, da parte italiana c’era, oltre ad una comprensibile voglia di affermarsi come partner europeo serio, anche l’intenzione di non creare un precedente negativo che potesse ritorcergli addosso in futuro. In fin dei conti,  da più parti, il Belpaese viene indicato come uno dei PIIGS ovvero quel gruppo di paesi dell’aera Euro (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) che rischiano grosso a causa della crisi finanziaria. L’acronimo PIIGS nasce in contrapposizione al ben più noto BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) ovvero i 4 paesi emergenti nello scenario mondiale.
  • la lettera comune sulla carbon tax nasce dalla paura dei due paesi di subire la concorrenza dei paesi che non aderiranno agli accordi internazionali di riduzione del carbone.
  • gli apprezzamenti del Ministro dell’economia italiano all’azione di Barnier non devono far sorprendere visto che da tempo Tremonti sostiene l’ingresso di misure che limitino le speculazioni;
  • gli accordi in materia energetici, e specialmente quelli nucleari sono la risultante di due fattori: la necessità italiana di trovare nuove fonti di approvvigionamento energetico e la necessità francese di piazzare il suo surplus. Senza dimenticare le mire che EDF (Electricite de France) avrebbe sul mercato elettrico ed in particolare su una parte dell’ENEL.

 Senza dimenticare che l’asse Parigi-Berlino è la pietra angolare non solo di tutto il progetto europeo ma dell’intero equilibrio europeo post seconda guerra mondiale. Quindi è qualcosa che non bastano due accordi per soppiantarlo. Al massimo sembra piuttosto di essere davanti alla volontà francese di far ingelosire Berlino, affinchè la Germania torni ad interessarsi della cosa europea.

Prova del nove di tutto questo sarà la decisione francese di appoggiare o meno Draghi alla guida della Banca centrale Europea nella sua battaglia col candidato tedesco Weber. Allora lì sì che Parigi passerebbe dai flirt simpatici al tradimento. 

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