Ecco come dovrebbe strutturarsi il Servizio Europeo d’Azione Esterna

Nelle intenzioni dell’Alto Rappresentante la struttura basilare del nuovo Servizio Europeo, per quanto riguarda la sede di Bruxelles, dovrebbe essere la seguente:

  • un Segretario generale;
  • due Segretari generali aggiunti;
  • Direzioni generali.

Il Segretario generale sarà il numero uno del Servizio e risponderà direttamente alla Ashton del suo operato. Egli, coadiuvato dai due segretari generali aggiunti, non solo guiderà le sei direzioni generali, ma a lui farà riferimento anche il Joint Situatution Centre (SitCen) entro il quale saranno assorbiti il Watch-Keeping Capability e l’unità di crisi della Commissione. Il nuovo SitCen non verrà quindi assorbito direttamente dal SEAS. Alla stregua del SitCen anche la struttura militare dell’Unione (Stato maggiore, direzione civile pianificazione e gestione delle crisi, Stato maggiore civile) non verrà assorbita dal SEAS ma rimarrà un corpo semiautonomo libero di lavorare anche per le altre istituzioni.

I due Segretari generali aggiunti invece dovrebbero avere compiti separati tra di loro. Stando a quanto circola in questi giorni: uno dovrebbe occuparsi degli “affari interni” ovvero delle relazioni dentro l’Unione Europea (rapporti inter-istituzionali, rapporti con gli Stati Membri), l’altro invece, dovrebbe essere responsabile per l’attività esterna.

Alla base di questo organigramma, le direzioni generali il cui numero dovrebbe variare tra 4 e 6, così ripartite:

  • Budget e personale;
  • Grandi tematiche globali (cambiamento climatico, lotta al terrorismo e diritti umani);
  • Rapporti con le Nazioni Unite, il G20 e gli altri organismi internazionali;
  • Rapporti con i paesi del vicinato;
  • Rapporti con i paesi industrializzati;
  • Rapporti con i paesi in via di sviluppo;

Per quanto riguarda queste ultime tre, già ribattezzate geographical desks, non è ancora sicuro se la divisione delle competenze sarà su base economica oppure meramente geografica.

Per l’estero il primo passo è già stato compiuto, ai primi di dicembre 2009, con la trasformazione delle 123 delegazioni della Commissione in delegazioni dell’Unione Europea, nell’attesa dell’apertura di nuove sedi in alcune zone del mondo particolarmente calde che al momento non sono coperte come: Iran, Uzbekistan e Corea del Nord.

Fatta, almeno in linea generale, restano almeno due altri problemi ancora lontani dall’essere risolti: il budget di questa struttura e le nomine.

Se per il primo è già chiaro che il Servizio esterno sarà finanziato dal budget europeo e si tratta di stabilire una cifra, cosa che comunque non sarà affatto semplice, per le nomine il solito valzer delle poltrone è già iniziato da tempo, con i soliti tormentoni: troppi inglesi nei ruoli chiave, troppi tedeschi dal punto di vista numerico, sotto rappresentazione dei paesi più piccoli ecc. ecc.

Sul blog Bruxelles2 è possibile trovare, oltre ad un’analisi più dettagliata e approfondita, anche uno schema riassuntivo di quanto detto.

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