Ambasciatori d’Europa

Il seguente articolo é stato pubblicato su Lo Spazio della Politica, come sempre ringrazio gli amici di LSDP per lo spazio che mi concedono.

Cambia l’Europa dopo il Trattato di Lisbona. Cambia, o almeno ci prova, in quello che da sempre è uno dei tasti più dolenti della sua azione, la politica estera. L’integrazione del nuovo Trattato nell’ordinamento europeo presenta infatti l’ingresso dell’articolo 27, che al comma 3 prevede la creazione del Servizio Europeo d’Azione Esterna (SEAS) che, collaborando  in coordinamento con i servizi diplomatici degli Stati Membri e sotto la diretta guida dell’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di difesa comune, avrà il compito di rappresentare l’Unione Europea, coordinare il lavoro delle missioni bilaterali  degli Stati membri per i paesi in questione. Azione che dovrà sottostare comunque ad una approvazione preventiva dei ventisette durante le riunioni del Consiglio.

Viene così data vita a quello che giornalisticamente è stato chiamato il “corpo diplomatico dell’Unione Europea”, i cui numeri sono impressionanti poiché si stima che quasi cinquemila persone ne faranno parte. In particolare il personale delle centotrentasei delegazioni della Commissione, che a tal proposito dal 1 dicembre 2009 hanno preso il nome di “delegazioni dell’Unione Europea”, e di altri dipartimenti della Commissione e del Consiglio. Un corpo diplomatico che per numero e presenza sul territorio già fin da ora si può considerare uno dei più grandi al mondo e che, oltre a rispondere politicamente solo all’Alto Rappresentante, sarà completamente autonomo sotto il profilo finanziario visto che avrà a disposizione un budget proprio. Caratteri questi che lo rendono quindi separato dalla Commissione e dal Consiglio.Al suo interno poi, entra a far parte anche la struttura europea di gestione delle crisi umanitarie, in prima linea, in questi giorni, ad Haiti.

La messa in moto di questa imponente macchina era una delle priorità dell’agenda di Catherine Ashton, una volta superata l’audizione davanti al Parlamento Europeo. Incassato il sì parlamentare, seppur con qualche dubbio e critica, il numero due della Commissione europea ha incominciato la sua opera. Due in particolare le decisioni importanti: la conversione di una prima tranche di delegazioni e la creazione di un high level group che avrà il compito di aiutarla nella gestione del SEAS.

Il primo fatto è semplicemente l’avvio pratico della costituzione del Servizio. Formalmente già tutte e centotrentasei le delegazioni della Commissione sono già delegazioni dell’Unione Europea ma solo cinquantaquattro, per decisione della stessa Ashton, sono già state investire dei poteri previsti da Lisbona. Tale decisione si fonda su una duplice motivazione di carattere sia geopolitico che pratico. Si tratta di una scelta geopolitica perché sono state privilegiate tutte quelle sedi dove é importante dare un segnale forte della presenza dell’Unione. Per tale ragione nell’elenco compaiono paesi membri dell’area del Partenariato Orientale (Armenia, Georgia, Ucraina); Stati prossimi all’ingresso nell’Unione (Macedonia e Serbia) o il cui ingresso è tema di forte dibattito (Moldavia); gran parte dei paesi africani e Stati che sono attori protagonisti, volenti o non, dello scenario geopolitico attuale (Cina, India, Afghanistan).

Al tempo stesso é un fattore pratico perché non tutte le delegazioni hanno per il momento staff sufficiente o sono ancora collegate al sistema europeo di circolazione delle informazioni riservate che, cade sotto il nome di Coreu.

Dall’elenco mancano poi le delegazioni presso gli organismi internazionali perché è ancora in fase di discussione il loro status, in seguito al cambiamento dello status giuridico dell’Unione Europea con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Molto più rilevante, almeno sul piano effettivo, è la decisione di dare vita ad un high level group, che si potrebbe configurare come una specie di gabinetto Ashton per la politica estera e di difesa. A far parte di tale coordinamento, che non disporrà di nessuna autonomia, è stata chiamata la crema della burocrazia a 12 stelle. Ne faranno parte infatti:  Pierre de Boisseus, segretario generale del Consiglio e noto come il “Richelieu europeo”; Jean Claude Piris, direttore del servizio legale del Consiglio; Robert Cooper, direttore generale per gli affari militari del Consiglio; Joao Vale de Almeida, braccio destro di Barroso; Catherine Day, segretario generale della Commissione; Patrick Child, capo delle 136 delegazioni europe; Luis Romero Requena, direttore del servizio legale della Commissione e  James Morrison, capo di gabinetto di Lady Ashton. Insieme a loro completeranno la squadra gli ambasciatori presso l’Unione Europea delle Presidenze Trio (Spagna, Belgio e Ungheria) e l’Alto Rappresentante spagnolo al Consiglio, Carlos Fernandez Arias Minuendo.

Salta facilmente agli occhi come la presenza diretta degli Stati Membri sia minoritaria sia nel numero che nell’importanza. La stragrande maggioranza dei componenti sono persone che per esperienza e curriculum vitae dovrebbero essere completamente svincolate dagli interessi nazionali, e maggiormente orientate alle tematiche europee. Seppur qualche dubbio, specialmente per alcuni, rimane. In aggiunta i quattro rappresentanti degli Stati Membri parteciperanno alle riunioni a carattere strettamente personale, e solo per mantenere un coordinamento con le presidenze semestrali. Gli Stati Membri, nelle intenzioni, dovrebbero ricevere le decisioni del coordinamento a cose già decise. Intenzioni che dovrebbero rimanere lettera morta visto che è previsto comunque un contatto diretto tra l’High Level Group e il COREPER, ovvero la riunione degli ambasciatori degli Stati Membri presso l’Unione Europea.

Curiosità finale. Guardando alle nazionalità quasi tutti i principali Membri dell’Unione sono rappresentati, insieme ad alcuni piccoli che devono molto alle circostanze contingenti (Portogallo e Ungheria). Tutti meno l’Italia che ancora una volta sconta non tanto il non presunto”scarso peso politico” al momento delle nomine dei top level, quanto bensì il non aver costruito negli anni, come sottolineato anche da Giuliano Amato nella nostra intervista per EuroMEDitazioni di qualche tempo fa, una classe di funzionari ampia e articolata capace di scalare i vertici della burocrazia europea.

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