L’Europa ad Haiti (ma Lady Ashton non c’è).

Il seguente articolo é stato pubblicato su Lo Spazio della Politica, come sempre ringrazio gli amici di LSDP per lo spazio che mi concedono.

L’altro giorno nella rassegna stampa de Lo Spazio della Politica abbiamo linkato un articolo apparso sul Times, contenente una feroce critica alla neo- “ministro degli Esteri” dell’Unione Europea Catherine Ashton. Pur dissimulato sotto i colpi dell’ironia, l’attacco è stato pesante e senza ammissione di repliche.  A far scatenare le critiche e le polemiche dell’autrice dell’articolo, e più in generale quelle della stampa internazionale il mancato viaggio ad Haiti della baronessa inglese. Ora, come notava anche Charlemagne sull’Economist, Catherine Ashton non sarà mai una leader in grado di rilanciare il profilo internazionale dell’Unione Europea, va da sè. Però, nel caso in questione, le colpe non sono tutte le sue. Vediamo brevemente perchè.

La Ashton ha fatto bene a non andare. Primo, perché recarsi ad Haiti solo per fare passerella è inutile e produce solo problemi d’ordine pubblico. Secondo, perché é sí vero che lei é il gran capo della diplomazia europea ma l’uomo giusto per andarci in base al protafoglio era il commissario europeo allo sviluppo ed agli aiuti umanitari De Gucht, come è difatti avvenuto. Terzo, la sua agenda é cosí piena in questo momento che é meglio rimanere a Bruxelles a lavorare.

Veniamo alle altre critiche. Si tratta, niente di più niente di meno, di note di colore tipiche della stampa inglese quando vuole denigrare qualche personaggio politico, ma che sono vere o comunque in linea con l’andazzo generale. Se si prova a chiamare il cabinetto di Barroso dopo le 8 e chiunque alla Commissione (ma il discorso vale per tutte le istituzioni) il venerdí dopo le 4 del pomeriggio, non si troverà mai nessuno, non solo la Ashton.

Ma in assoluto la frase più bella dell’articolo del Times é “Lady Ashton must be the only person in Brussels unable to speak more than one language fluently“. Ora per non cadere nell’ovvio, se c’é qualcuno a Bruxelles che, forti del fatto che tutto si svolge in inglese, non parla una parola di altro idioma sono proprio gli inglesi. Chi lo fa é solo per passione personale. E comunque la stampa francese ha fatto un grande casino perché alla presentazione della presidenza spagnola (8-9 gennaio a Madrid) il governo di Zapatero non ha fatto anche una versione francese della documentazione e tutta la conferenza stampa si é svolta in inglese o in spagnolo. Hanno urlato all’onta e allo sdegno. E di casi del genere se ne potrebbero citare mille e più.

Se si vuole criticare la Ashton sulla questione di Haiti si puó tranquillamente sottolineare come nulla a livello mediatico sia stato fatto per far sapere ai cittadini europei che l’aiuto UE é stato il più ampio possibile, quattro volte superiore a quello americano, che non é vero che ci sono stati problemi di coordinamento (al di là di quelli in loco ma che molto probabilmente dipendono più dal caos generale di Haiti, attuale e pregresso) perché la macchina europea in materia di aiuti é molto rodata visto che interviene in ogni parte del mondo, etc etc etc. Ma questo rientra nell’annoso problema di un’Unione Europea che non sa e non vuole fare “propaganda”.

 

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