Giudizi sulla prima settimana di audizioni dei commissari

 

Si è chiusa venerdí la prima settimana di audizioni dei futuri commissari del prossimo gabinetto Barroso. All’appello mancano ancora quattro commissari: Tajani, Šefčovič, Malmström e Damanaki.

Vediamo di fare una sorta di pagella degli interrogati basandomi sui giudizi usciti sulla stampa europea e nella blogosfera europea.

Janusz Lewandovski (Polonia, Budget) 8/10: Come era facilmente prevedibile, il futuro Commissario per il budget ha avuto vita facilissima davanti ai membri di quella commissione parlamentari che lui stesso ha guidato nella precedente legislatura. Insieme col fattore di giocare in casa sono però emerse le capacità di questo politico: preparato, calmo, sempre pronto a spiegare in modo chiaro tutti i punti. Non è scivolato su nessuna buccia di banana in particolare semmai é stato nel gestire castronerie come la proposta di una tassa sugli SMS, limitandosi a rispondere che non é il momento per i cittadini europei di nuove tasse.

Catherine Ashton (Gran Bretagna, Affari Esteri e sicurezza) 5/10: Ho già espresso la mia opinione sull’audizione della Ashton, per cui mi limito a dire che si tratta più di un quasi 6 che di un 5 pieno.

Olli Rehn (Finlandia, Affari Economici e Monetari) 7/10: A qualcuno non è piaciuto perché noioso, meticoloso ovvero poco showman. Eppure ha dimostrato ancora una volta di essere un talento e di aver chiaramente in testa cosa dovrà fare per i prossimi 5 anni.

Andris Piebalgs (Lettonia, Sviluppo) 8/10: Una delle grandi sorprese in positivo di questo giro di audizioni. Piebalgs si è fatto trovare pronto e preparato nonostante tra gli MEP presenti sembrasse prevalere la volontà di impallinarlo ad ogni piè sospinto. Ha così saputo tramutare un’iniziale ostilità in una perfetta prova.

Karel De Gucht (Belgio, Commercio) 8/10: Ecco un’altra delle sorprese. Che fiammingo De Gucht fosse bravo come oratore si sapeva, anzi molto spesso cade in gaffe dovute alla troppa lingua lunga, perciò dalla sua audizione le attese erano incentrate sulla sua preparazione e su eventuali gaffe. Le ultime non ci sono state sapendo e per quanto riguarda la preparazione si è dimostra ottima, precisa. bravo anche a controbattere, rimanendo sul bordo tra arroganza e fermezza, di fronte a chi gli ricordava che il Congo, a seguito di una delle sue famose uscite, l’aveva definito persona non grata.

Algirdas Semeta (Lituania, Fiscalità, Audit, controllo anti frode) 4/10: Il peggiore dopo la Jeleva, ma a differenza della bulgara il lituano non sembra aver convinto appieno sulla propria preparazione. Apparso molto nervoso durante la seduta.

Stefan Fulle (Repubblica Ceca, Allargamento) 7/10: Personalmente mi è piaciuto molto, sebbene la sua prestazione non abbia soddisfatto tutti i commentatori. Chiaro nelle sue intenzioni, propostovi, ha fatto capire che proseguirà sulla strada segnata da Olli Rehn e che ha tutta l’intenzione di portare a casa il completamento dell’allargamento ai Balcani. Nota di merito in più per le aperture alla Turchia che non sono certo apparse di facciata. Unica nota stonata, quell’usare continuamente l’ultima sillaba dell’ultima parola detta tra una parola e l’altra, semplicemente irritante.

Viviane Reading (Lussemburgo, Giustizia, diritti fondamentali, cittadinanza) 6/10: La Reading è una donna esperta e non ha avuto nessun problema a gestire l’audizione. Sull’aspetto della comunicazione però il vuoto dietro le solite frasi di circostanza.

Rumiana Jeleva (Bulgaria, Aiuti Umanitari) 3/10: Come già detto il giudizio esula dalla vicenda che la coinvolge e che l’ha portata alla ribalta su tutti i mezzi di comunicazione europei. Il voto invece è risultato diretto della sua scarsa preparazione e, soprattutto, del suo atteggiamento irrispettoso e infastidito dalle domande dei parlamentari.

Joaquin Almunia (Spagna, Concorrenza) 7/10: Concorrenza è una macchina precisa che funziona tranquillamente da sola, non ha bisogno di un tecnico, semmai necessita più di un politico.  Nel senso di qualcuno che sappia metterci la faccia pubblicamente e che sappia tradurre le difficoltà tecniche in cose facilmente comprensibili per tutti. Almunia è un politico di lungo corso, ci ha messo l’immagine. Molto bene così

Janez Potocnik (Slovenia, Ambiente) 7/10: Approfittando di un portafoglio indebolito  dall’assenza delle competenze sulla lotta al cambio climatico, Potocnik si trovava parzialmente esonerato dagli aspetti più spinosi. Questo ovviamente non vuol dire che la sua intera audizione non sia stata incentrata sulla lotta all’inquinamento e ai risultati della Conferenza di Copenaghen Potocnik si è fatto trovare sempre molto ben preparato, chiaro nelle sue spiegazioni. Insomma in una parola solido.

Laszlo Andor (Ungheria, Occupazione) 6/10: Mah. Era stato presentato come un estroso economista, capace di non aver paura di esprimersi a favore di politiche economiche dal vago odore di socialismo e per questo accusato di essere un comunista. Date queste premesse ci si aspetta un’audizione con i fuochi d’artificio. E invece, l’audizione è stata piatta, monotona. Se da un lato forse, è facile pensare che Andor abbia preferito assumere un atteggiamento più istituzionale e calmo per evitare di complicarsi la vita. Dall’altro è indubbio che anche gli europarlamentari hanno preferito lasciarlo tranquillo, non incalzandolo quasi mai. Perfino la tanto attesa polemica sul suo presunto comunismo, si è limitata ad un veloce scambio di battute con i conservatori inglesi, e stop. Delusione però non si può dire che non è andato male.

Máire Geoghegan-Quinn (Irlanda, Ricerca, Innovazione e Scienza) 6/10. Né bene e né male, normale, senza alcun sussulto. Normale. Niente di che.

Michel Barnier (Francia, Mercato interno e Servizi) 6/10. Una parte della stampa europea (NewEurope per esempio) gli ha conferito un voto alto. Personalmente come accaduto con la Geoghegan-Quinn non mi sento assolutamente esaltato e incuriosito dalla sua audizione. Mi è apparso sicuramente preparato ma nulla di più. Fa storcere le labbra quando sostiene che combattere la pirateria su internet è una battaglia importante per l’Unione Europea.

Siim Kallas (Estonia, Trasporti) 5/10. Anche lui sicuramente preparato, ma ha dato l’impressione che nonostante abbia l’occasione per uscire dall’anonimato, rimarrà anche per i prossimi 5 anni nel buio. Il suo portafoglio è uno di quelli che maggiormente potrebbe incidere sulla vita dei cittadini, anche nelle piccole cose (limiti di velocità, sicurezza stradale, body scanner alcuni degli esempio che si potrebbero fare e che sono emersi durante l’audizione), ma il suo atteggiamento sembra quello di chi vuol guidare bene il suo incarico ma senza essere protagonista sulla carta stampata.

Günther Oettinger (Germania, Energia) 6/10. “Gunther chi?!?!” questa volta non sorprende. Conferma l’intenzione di portare avanti la politica energetica europea sul solco fino a qui mantenuto, non si sbilancia sugli aspetti più critici come Nabucco e i rapporti con la Russia. Personalmente non mi ha levato l’impressione che farà passivamente tutto quello che la Merkel gli dirà di fare.

John Dalli (Malta, Sanità e Politica dei consumatori) 5/10. É un politico di lungo corso e si è visto non facendosi intimidire dagli europarlamentari. Per evitare qualsiasi critica poi ha deciso di presentarsi come un sergente di ferro preferendo parlare come se già fosse commissario designato e non un potenziale candidato. In realtà è apparso tutto fumo perché poi l’arrosto è apparso pochino. Indeciso su cosa dire sugli OGM.

Androulla Vassiliou (Istruzione, Cultura, Multilinguismo e Gioventù) 7/10. Androulla Vassiliou ha presentato un buon piano ricco di iniziative, ovvero quello che è il suo compito. Brava.

Johannes Hahn (Austria, Politica regionale) 7/10. É apparso schiacciato dalla figura di Danuta Hubner, l’ex commissario per la politica regionale ora alla guida della commissione parlamentare che ascoltava Hahn, data la devozione e l’impegno nel mantenersi il più possibile nel solco tracciato dal suo predecessore. Eppure si è esibito bene, presentando un buon programma e sapendo essere esaustivo su ogni tematica. Sarà un buon amministratore del suo portafoglio.

Neelie Kroes (Olanda, Agenda Digitale) 4/10. Ed ecco la sorpresa negativa, come dicono nel mondo del ciclismo quando un forte corridore crolla in una tappa di montagna e finisce per raggiungere l’arrivo insieme ai velocisti (notoriamente scarsi in montagna): “un pesce grosso è caduto nella rete”. Apparsa vaga e poco preparata su molti aspetti del suo mandato, in particolare il digital divide europeo, Neelie Kroes si é giustificata dicendo che aveva dimentico una parte dei suoi appunti e che purtroppo non aveva avuto molto tempo per prepararsi perché ancora troppo impegnata sul alcune tematiche del suo precedente portafoglio (cosa del resto vera). Come accade per le brave studentesse che a sorpresa bocciano un esame, gli verrà data una seconda chance in quel di Strasburgo, ma dovrà dimostrare che é stato un incidente di percorso.

Dacian Ciolos (Romania, Agricoltura) 7/10. Come avevo preannunciato nella scheda di presentazione, non sarà lui l’uomo che affronterà le resistenze nazionali e porrà un freno forte al fiume di denaro che la PAC ogni anno assorbe dal bilancio europeo e distribuisce ai produttori agricoli. Non lo sarà perché Parigi non vuole che ciò accade e non siamo nemmeno in un momento in cui l’Eliseo attraversa una fase di debolezza. A mio modo di vedere non va quindi condannato per questo, ma accettato che la situazione é così bisogna allora giudicarlo per le politiche che intende portare avanti nel prossimo quinquennio. Politiche che sono apparse ispirate ad una agricoltura verde e sicura per i cittadini.

Connie Hedegaard (Danimarca, Azione per il clima) 8/10. Show della Hedegaard che sicuramente giocava in casa visto che il portafoglio é costruito a sua immagine e somiglianza. Inoltre ha messo in luce le sue doti di oratore pubblico. Le promesse fatte sono molte e la determinazione nel voler proseguire alla lettera la sua agenda politica é stata forte, vedremo se riuscirà a farcela.

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