A commento dell’audizione di Rumiana Jeleva

Ho avuto la possibilità di seguire, ieri, tutta l’audizione della Commissaria bulgara designata per gli Aiuti Umanitari, la cooperazione internazionali e la gestione delle crisi. Voglio mettere fin da subito in chiaro le cose, oltre alle sue non risposte circa la questione Global Consult, la mia personale bocciatura é figlia sia del suo atteggiamento di aperta sfida nel confronto della commissione parlamentare e sia della pochezza da lei espressa nel rispondee alle domande tecniche sul suo portafoglio.

Premessa la Global Consult é una società bulgara che si occupa di consulenze di cui la Jeleva risulta propietaria fino al 2006. Questa società, stando a quando lei stessa ha detto nella conferenza stampa successiva all’audizione, é stata venduta nel 2009, per una cifra ridicola. In un primo momento peró avevo detto di aver venduto la società nel 2006 poi nel 2009. Da ció non si capisce se:

  • la Jeleva é ancora proprietaria oppure no;
  • se la vendita é stata fatta nel 2009 perché non risulta che lei é stata proprietaria anche per gli anni 2007 e 2008;
  • perché non si ha nessuna prova che questa vendita é avvenuta?

Il nome di Rumiana Jeleva era il secondo più atteso dopo quello di Cahty Ashton tra tuti quelli coinvolti nelle attese. A differenza di Miss Ashton, l’attesa per la Jeleva non era di natura politica ma rigurdava la sua sfera personale sia direttamente che indirettamente. Indirettamente perché alcuni mass media tedeschi avevano lanciato l’allarme che suo marito fosse in odore di mafia. Direttamente circa un suo possibile conflitto di interessi in merito al fatto che lei continuasse ad essere proprietaria della Global Consult. Posizione aggravata dalla decisione della Jeleva di rifiutarsi di presentare la sua dichiarazione finanziaria per il 2008-2009.

Proprio questa decisione, unitamente con la sua aperta volontà di non rispondere alle domande sull’argomento, ha sicuramente scatenato le ire di una parte dei parlamentari presenti (tra tutti sicuramente Judith Sargentini dei Verdi). Quasi convinta che la Commissione si accontentasse di una generica dichiarazione di estranietà ai fatti, la Jeleva ha dapprima cercato più volte di salvarsi ricordando che era lí per essere sentita sui temi del suo portafoglio e non sulla sua vita; poi ha sicuramente aggravato la sua situazione accusando (in bulgaro) un altro parlamentare Antonyia Parvanova (ALDE) di aver messo in giro questa storia per danneggiarla e di infina ha tentato di salvarsi in corner buttandola in scherzo e invitando più volte i parlamentari che la contestavano ad essere suoi ospiti a casa sua dove avrebbero potuto consultare tutte le carte che avrebbero voluto.

A salvarla é dovuto intervenire l’Ufficio di Presidenza della commissione parlamentare che, da quel momento in poi, non ha più accettato domande sulla questione Global Consult.

Per quanto la gestione del suo portafoglio le risposte da lei fornite sono rimaste vaghe e generiche. Spesso ha preferito non entrare nei dettagli delle questioni e, nei momenti di difficoltà, ha chiesto all’assise tempo e fiducia nelle sue capacità. Raggiungendo forse il top della banalità quando ha promesso di visitare Gaza di non essere in grado di risolvere il problema e rimediando decisamente una brutta figura quando, chiestole come intende operare nei confronti della situazione in Congo, ha risposto che i dettagli tecnici delle operazioni sono di competenza dei direttori generali del suo portafolgio e che lei non era qui per tale posto di lavoro.

Decisamente troppo poco e male, male, male. Ben presto sono emersi i paragoni ed i riferimenti col suo predecessore, il belga Louis Michel, che aveva lasciato ben altra impressione.

Il tutto mantendo un’aria di sfida nei confronti di chi la interrogava, o forse era fastidio.

Risultato l’esperienza a Bruxelles come commissario rischia di finire ben prima di cominciare. La commissione ha richiesto al Servizio legale della Commissione di fornire tutta la documentazione relativa alla questione Global Consult e al Presidente Barroso dispendersi personalmente come suo garante.

In realtà la sorte della Jeleva é segnata, solo il PPE, di cui é vicepresidente, ha approvato la sua audizione tutti gli altri gruppi hanno chiaramento espresso la loro opposizione. Inoltre nei corridoi di Bruxelles già gira il nome di Nickolay Mladenov, attuale Ministro della difesa bulgaro, come possibile rimpiazzo.

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