L’Unione Europea e la prima settimana del 2010

Lentamente anche l’Unione Europea sta ritornando al lavoro dopo le vacanze natalizie. La prima settimana del nuovo anno l’ha vista protagonista più sul piano mediatico e celebrativo che su quello operativo. É stata infatti la settimana del “primo giorno”: primo giorno di Van Rompuy come Presidente del Consiglio europeo; primo giorno della Spagna come guida semestrale della UE eccetera eccetera. Tutti eventi che hanno contribuito ad una grossa copertura mediatica da parte dei media europei ma, che per il momento, non hanno portato a nessun passo significativo. La stampa e l’opinione pubblica hanno cosí potuto tranquillamente interessarsi ad eventi di un certo rilievo all’attacco hacker al sito della presidenza spagnola (ne ho parlato anche io qui).

Vediamo comunque di fare un bilancio di questa prima settimana 2010, da cui verrà esclusa, per una volta, LadyAshton che immagino chiusa nel suo studio e intenta a preprare al meglio l’audizione davanti alla Commissione Affari Esteri che la vedrà protagonista lunedí 11 gennaio.

Heraman Van Rompuy ha iniziato subito col botto, almeno mediatico, annunciando già il suo primo giorno di lavoro (3 gennaio) la decisione di indire un Consiglio dei Ministri europeo straordinario avente come oggetto l’attuale crisi economica e il tentativo di individuare le strategie di uscita. Annuncio più mediatico che effettivo in quanto, non si tratta altro che attuare una decisione che era già stata presa durante l’ultimo vertice europeo di dicembre 2009.

É stato anche il tempo del primo discorso pubblico ufficiale, avvenuto durante un party organizzato dai tedeschi della CSU, il partito gemello della CDU di Angela Merkel che da sempre guida la Baviera. Uscita che avrebbe potuto rivelarsi insidiosa, visto che proprio la CSU é al centro delle polemiche a causa della pubblicazione, da parte della Frankfurter Allgemeine Zeitung, di un loro position paper in cui si esprime l’opposizione all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Posizione che comunque non rappresenta una novità. L’insidia era rappresentata proprio da una precedente dichiarazione, datata 2004, in cui lo stesso Van Rompuy esprimeva la propria contrarietà all’ingresso turco e che aveva suscitato qualche malumore al momento della sua nomina. In questo caso, e fedele al proprio motto per cui le sue posizioni personali sono irrilevanti per il suo incarico, il nuovo Presidente é stato bravo ad evitare la buccia di banana limitandosi ad toccare l’argomento allargamento solo riferendosi all’area della ex-Jugoslavia.

Molto più convulsa, ma sempre avara di riusltati, é stata la prima settimana della presidenza spagnola. Dopo i festeggiamenti e giunto il momento delle prime difficoltà, iniziate con l’attacco hacker al sito web che, molto probabilmente, caratterrizzerà tutta la presidenza un po’ come Entropia fece con quella ceca. A seguire sono poi arrivati gli attacchi di una parte della stampa internazionale, Financial Times in testa, al programma della presidenza definito noioso e troppo interessato ai problemi europei, leggi messa in moto del Trattato di Lisbona, più che a tematiche ben più importanti come la crisi economica. Quasi a voler rispondere alle critiche, ieri, Zapatero ha presentato ieri le prime linee d’azione in materia economica, puntanto l’indice contro la necessità di implementare sia l’European Systemic Risk Board (ESRB), ovvero l’organismo che dovrà occuparsi della vigilanza macroprudenziale e della valutazione preventiva dei rischi per la stabilità del sistema.

La pacchia peró sta finendo proprio in queste ore. Oggi é il gran giorno dell’apertura ufficiale del semesre di presidenza che incomincerà con un vertice, per la prima volta a tre (Van Rompuy, Zapatero, Barroso), e una serata di gala non a Bruxelles ma nella capitale del paese presidente. Prassi di ritrovarsi nella capitale che, come sottolineano Coulisses de Bruxelles (in francese) e Grahnlaw (in inglese), con l’entrata in vigore di Lisbona non avrebbe più alcun senso di esistere e che sarebbe meglio se lasciasse il posto ad un incontro a Bruxelles, al fine di dare un segnale di rafforzamento della centralizzazione del potere europeo.

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