Pierre de Boissieu, l’uomo che controllerà Van Rompuy per conto di Parigi e Berlino.

 

L’uomo nella foto é Pierre de Boissieu, un nome che non dirà niente praticamente a nessuno al di fuori di Palazzo Berlyamont ma che é in realtà l’uomo più potente della nuova Unione Europea post Lisbon Treaty. Egli infatti sarà per i prossimi due anni il nuovo Segretario Generale del Consiglio. Ruolo già ricoperto nel corso degli ultimi dieci anni  facendo, almeno formalmente, le veci di Javier Solana.

Prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, sulla base dell’articolo 207 TCE, “il Consiglio era assistito dal segretariato generale, sotto la responsabilità di un segretario generale, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, coadiuvato da un segretario generale aggiunto che è responsabile del funzionamento del segretariato generale”.

Dal 1 dicembre invece “il Consiglio è assistito del segretario generale sotto la responsabilità di un segretario generale nominato dal Consiglio” (art. 240).

Il cambio é notevole, molto di più di quanto le parole non dicano. Prima di Lisbona il segretariato generale era un organo che coadiuvava un qualcosa che di fatto non c’era. Il Consiglio non aveva un’attività giornaliera amministrativa, era di fatto la riunione periodica di alti rappresentanti nazionali i cui aspetti organizzativi erano affidati al segretariato generale. Ora invece, il Consiglio ha un’attività amministrativa giornaliera dato che la creazione della figura del Presidente é volta anche, e soprattutto, a questo fine. Sarà quindi Pierre de Boissieu a gestire il lavoro giornaliero di Van Rompuy, colui che lo assisterà ma, al tempo stesso, sarà anche la persona attraverso la quale gli stati nazionali, ed in particolare Parigi, potranno controllare il nuovo Presidente del Consiglio.

A smentire questa ipotesi resta il curriculum fortemente europeo di de Boissieu. Un curriculum totalmente sviluppatosi all’interno delle istituzioni, con la partecipazione in prima linea alla creazione del Trattato di Maastricht come punta di diamante.

Ultimo aspetto meritevole di rilievo. La nomina é biennale perché seguirà la durata del Presidente ma, é già chiaro fin da ora, che colui che succederà a de Boissieu sarà di nazionalità tedesca, alla luce dell’ennesimo patto di spartizione delle poltrone tra Parigi e Berlino.

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