Presidenze semestrali vs Van Rompuy e Ashton.

Con il titolo di “Che tutto cambi affinché nulla cambi: i primi passi del Trattato del Lisbona” questo articolo é stato pubblicato su Lo Spazio della Politica.

 

Uno degli aspetti più interessanti del Trattato di Lisbona, entrato in vigore lo scorso primo dicembre, é quello rappresentato da quale ruolo ricopriranno ora le presidenze semestrali dell’Unione Europea. L’istituto della presidenza semstrale dell’Unione da parte di uno degli Stati Membri, infatti, non scompare ma vede il suo ruolo ridimensionarsi a causa della nascita delle due nuove figure introdotte dal nuovo Trattato, quelle del Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri. Aprendo cosí un nuovo capitolo della guerra infinita tra Stati nazionali e istituzioni comunitarie.

Nelle intenzioni infatti, soprattutto il ruolo del Presidente del Consiglio Europeo é immaginato come quello di un coordinatore delle varie presidenze che si succedono. Una figura che dovrebbe garantire una certa continuità nei lavori, evitando cosí che su temi importanti e complessi, come sono per esempio il cambio climatico e l’attuale crisi finanziaria, non ci si debba trovare a siglare accordi forzati duranti Consigli Europei interminabili e condotti sotto la spada di Damocle del fallimento imminenete. Al tempo stesso il ruolo che dal 1 dicembre é ricoperto dall’ex premier belga Herman Van Rompuy é dotato di una serie di strumenti, precedentemente in mano agli Stati Membri, come: dettare l’agenda dei lavori, decidere le date in cui riunirsi e il sistema di voto. Strumenti configurati nell’ottica di garantigli un potere effettivo e concreto, in modo che egli possa essere il più indipendente possibile dalle volontà dei Ventisette. Il Trattato di Lisbona però si limita a dipingere il quadro generale entro cui si muoveranno gli attori, lasciando cosí alla prassi e alla consuetudine il compito di definire ne dettagli ogni singolo aspetto. É quindi importante capire, fin dal primo momento, che tipo di trend é destinato a prendere il soppravvento.

I primi segnali che non sarà una convivenza facile sono emersi già pochi giorni dopo la nomina di Van Rompuy. Il governo spagnolo, anche per ragioni interne, ha già fatto capire di non essere disposto ad avere un ruolo marginale e di contorno. Il manifesto della presidenza spagnola é assai ambizioso, ed ha nella volontà di dare vita ad una nuova strategia economica europea di lungo termine il suo fiore all’occhiello. Terreno dello scontro saranno soprattutto i Consigli mensili per gli Affari generali, riunioni ministeriali col compito di preparare le riunioni del Consiglio europeo e garantire il loro follow-up con il presidente del Consiglio europeo e della Commissione. Riunioni che, secondo quanto previsto dal Trattato di Lisbona, saranno giudate dalla presidenza semestrale quindi in questo caso dalla Spagna.

Analogamente la situazione si propone anche per il nuovo Alto Rappresentante Catherine Ashton, seppur con alcune differenze dovute alla specificità della politica estera.

La politica estera é da sempre materia dove le competenze comunitarie sono molte poche e le resistenze nazionali molto forti. Era chiaro fin da subito che, una delle maggiori sfide per il nuovo Alto Rappresentante, sarebbe stata la lotta quotidiana per aumentare i suoi poteri. Allo stesso tempo non era difficile prevedre che fin da subito i governi nazionali si sarebbero adoperati per renderlo il meno efficace possibile.

Ecco che é spuntato, sul sito del Consiglio Europeo una bozza di decisione finale del Consiglio redatto dall’Antici Group e volto a disciplinare il ruolo delle future presidenze semestrali in materia di politica estera. L’Antici Group é il nome con ci si indica la riunione degli assistenti degli ambasciatori degli Stati Membri presso l’Unione Europea, di alcuni rappresentanti della Commissione, di un rappresentenate del Segretariato Generale e di un membro del servizio Legale dell’Unione Europea. Compito dell’Antici group é quello di prepare i lavori per il COREPER II (ovvero la riunione degli ambasciatori permanenti) e per il Consiglio Europeo. In pratica sono coloro che materialmente preparano i documenti che poi i capi di Stato e di Governo si limiteranno a firmare.

Nella bozza in questione si prende in analisi a chi spetterà il compito di presiedere i comitati che prepareranno i lavori delle riunioni dei Ministri degli Affari Esteri. Non si tratta di un aspetto secondario, perché chi avrà questo compito detterà l’agenda dei lavori, privilegiando così una tematica piuttosto che un’altra.

Lo scenario che emerge da questo documento svuoterebbe, nella pratica, di ogni significato i grandi cambiamenti apportati dal Trattato di Lisbona. Il quadro teorico di un’Altro Rappresentante svincolato nei poteri dagli interessi nazionali degli Stati Membri verrebbe a crollare come un mazzo di carte. Infatti si ipotizza la divisione, su base tematica, in quattro gruppi dei comitati incaricati di preparare i lavori del Consiglio dei Ministri degli Esteri. Solo quelli facenti parte ad un solo gruppo saranno nominati da Catherine Ashton, gli altri spetteranno alle presidenze semestrali. Spetteranno alla Ashton le nomine dei Presidenti dei comitati che si occuperanno di materie come le relazioni con le altre organizzazioni internazionali (escluse però ONU e NATO) oppure di gestione delle situazioni di crisi. Rimarranno di competenza degli Stati Membri materie come relazioni esterne (meglio nota come RELEX), terrorismo, commercio estero, aiuti umanitari e sicurezza militare. In pratica la poltici estera europea continuerebbe, seppur dietro le quinte, ad essere cosa dei governi nazionali.

Altra battaglia aperta, sempre in materia di politica estera, é quella rigurdante chi presiederà le riunioni degli ambasciatori dell’Unione Europea a Washington, Pechino e in altre capitali. Nell’ambito degli accordi prima di Lisbona, tale incarico spettava all’ambasciatore del paese che detiene la presidenza di turno. Logica vorrebbe che fosse Lady Ashton, o comunque un incaricato da lei designato, ad assumere tali competenze ma le pressioni dei governi nazionali sono molto forti.

Tutti questi temi saranno oggetto discussione nel prossimo Consiglio Europeo del 10 e 11 dicembre dove, per decisione della Presidenza svedese non saranno invitati i Ministri degli Esteri dei Ventisette. Il governo di Stoccolma ha, infatti, deciso di applicare alla lettera dettami del nuovo Trattato ed ha ritenuto che l’unico persona competente ad intervenire per le questioni di politica estera Lady Ashton. La decisione ha ovviamente scatenato più di un malumore nelle cancellerie europee. In ogni caso il prossimo Consiglio sarà soprattutto importante per il fatto che non solo sarà l’utlimo sotto la presidenza svedese ma, soprattutto sarà il primo della nuova Lisbon era.

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