Piccolo vademecum in vista del prossimo Consiglio Europeo programmato per il prossimo giovedì. Seconda parte.

 ALTO RAPPRESENTANTE DELL’UNIONE PER GLI AFFARI ESTERI E LA POLITICA DI SICUREZZA.

In realtà sarà questa la carica a cui il Trattato di Lisbona conferirà i maggiori poteri. Il futuro Alto Rappresentante infatti non solo assumerà i poteri dell’attuale Mr. PESC rafforzati ed aumentati, ma se ne vedrà conferire di nuovi. Egli infatti presiederà il Consiglio degli Affari Esteri, che quindi non sarà più sottoposto alla presidenza semestrale; sarà a capo dell’Agenzia Europea di Difesa; sarà automaticamente nominato come uno dei Vicepresidenti della Commissione col compito ovviamente di occuparsi dell’azione esterna dell’Unione vigilando sulla coerenza; coordinerà tutte le azioni esterne degli altri Commissari; anche in caso di dimissioni della Commissione, pur la vicepresidenza non sarà costretto a dimettersi, visto che la sua nomina spetta al Consiglio, e quindi continuerà a guidare la politica estera europea; infine avrà a sua disposizione i servizi del nascente “servizio per l’”azione esterna” dell’Unione e un budget che si calcola intorno ai 400 milioni di Euro. In pratica sarà lui, più che il Presidente del Consiglio, quello che dovrà rispondere al telefono se Washington, Pechino o Teheran telefoneranno.

Il futuro Alto Rappresentante avrà a suo vantaggio il fatto che si potrà giovare del grande lavoro che Javier Solana ha fatto in questi anni, ma ciò non basterà perché molto ci dovrà mettere di tasca sua.

Premessa prima di iniziare la carrellata dei papabili. Su tutte le candidature gravano due fattori in primo luogo i socialisti europei hanno già fatto chiaramente capire che hanno ipotecato questa nomina. Per cui dovrebbe essere un derby socialista. Secondo fattore la carta inglese. Per il posto ci sarebbe già un vincitore David Miliband ma appare ogni giorno più chiaro che l’attuale Ministro degli Esteri Inglese preferisce continuare ad occuparsi della sua nazione, questo però non basta ad esaurire la carta inglese. E’ evidente che Londra non si può permettere, specialmente a livello mediatico, di perdere entrambe le cariche quando si trova a schierare, volente o nolente, due pesi massimi come Tony Blair e David Miliband. Infine la carta inglese ha una terza faccia. Né Blair né Miliband ha mai avanzato ufficialmente la propria candidatura, ma dopo la campagna mediatica scaturitasi su questi due nomi appare anche quasi obbligatorio che alla fine Londra presenti un proprio candidato.

Peter Mandelson/Catherine Margaret Ashton/David Miliband (UK). Sono questi i tre nomi che Londra potrebbe avanzare e se di Miliband già si sa che sarebbe il candidato perfetto, lo stesso non si potrebbe dire di Mandelson e della Ashton. I loro nomi usciti nelle ultime ora rappresenterebbero il perfetto esempio di come non dovrebbe essere il prossimo Alto Rappresentante. Entrambi infatti sono europeisti in salsa inglese ovvero lo sono quando l’Europa diventa un guadagno per Londra e possiamo già escludere fin da ora che si schiereranno mai su posizioni opposte a quelle del Foreign Office. Lo hanno già dimostrato durante la loro permanenza come Commissari al Commercio dell’Unione (Mandelson ha abbandonato la carica ad un anno dalla fine per tornare a Londra e la Ashton gli é subentrato). Inoltre ad entrambi nel curriculum mancano le precedenti esperienze nel settore, anche se nel caso di Mandelson il prestigio del suo nome potrebbe, in qualche modo attenuare questo fattore. La Ashton infine dal canto suo ha il fatto di essere una donna e per di più inglese.

Massimo D’Alema (Italia). Se Miliband non si presenta il grande favorito é lui. Il curriculum vitae c’è, l’appartenere alla famiglia socialista pure, in aggiunta c’è la questione che l’Italia non ha nessuna carica di alto livello europeo dai tempi della commissione Prodi. Cosa può giocargli contro? Beh innanzitutto c’è la sensazione che la sua candidatura sia più merito del suo networking piuttosto che di un gran sostegno del governo di Roma, secondo come già ampiamente detto bisogna vedere che fa Londra, terzo su di lui permangono forti dubbi che voglia spendersi cinque anni a Bruxelles dimenticandosi delle beghe nazionali, ovvero come già scritto se saprà resistere al richiamo della foresta. La pregiudiziale invece sul suo passato comunista viene é invece un aspetto buono per sterili polemiche giornalistiche piuttosto un ostacolo che potrebbe bloccare la sua corsa.

Carl Bildt (Svezia). L’uomo dell’Economist che nel suo overview sulle candidature, lo indicava come il cavallo giusto per entrambe le due nuove cariche. Ex primo ministro svedese, attualmente é Ministro degli Esteri, nell’intermezzo delle due cariche nazionali é stato l’uomo che a vario titolo ha rappresentato l’Unione Europea nei Balcani nella seconda parte degli anni novanta. Contro di lui giocano alcune sue uscite “pericolose”. Ha fatto parte del Comitato di liberazione dell’Iraq un’organizzazione non governativa che si é impegnata in un’attiva campagna di lobby a favore dell’intervento americano in Iraq. Inoltre durante la recente crisi georgiana non ha esitato a paragonare Vladimir Putin ad Adolf Hitler irritando a tal punto il Cremlino che lo ha definito persona non gradita a Mosca, luogo che come Alto Rappresentante invece dovrebbe frequentare assiduamente.

Olli Rehn (Finlandia). L’attuale Commissario per l’Allargamento é invece il candidato a sorpresa. La sua carica é di fatto la seconda in materia di politica estera europea e quindi si tratterebbe di una promozione. Inoltre data la giovane età potrebbe rappresentare una ventata di novità e l’avvio di una nuova generazione di politici europei che ha iniziato a fare politica quando il Muro di Berlino e le dogane tra gli stati europei erano solo un ricordo. La giovane età, unita alla mancanza d’esperienza internazionale ad alto livello sono però al tempo stesso armi che possono giocargli contro.

Miguel Angel Moratinos (Spagna). Uscita molto recentemente la candidatura dell’attuale Ministro degli Esteri spagnolo sembra più un tentativo da parte dei giornali del suo paese di dare interesse nazionale al tourbillon delle poltrone. In realtà, come già detto, per Aznar e Gonzales la Spagna é volontariamente disinteressata alla corsa, inoltre alcune posizioni di Moratinos che gli sono valse il titolo di “uomo di Fidel in Europa” non lo favoriscono di certo, così come le sue posizioni sulla questione di Gibilterra difficilmente gli varranno l’appoggio di Londra.

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