Piccolo vademecum in vista del prossimo Consiglio Europeo programmato per il prossimo giovedì. Prima parte.

Più che altro la voglia é quella di realizzare una piccola guida contro le bufale che usciranno sui giornali nei prossimi giorni.

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO.

Primo punto da chiarire non sarà nominato il Presidente dell’Unione Europea e neppure nessun capo supremo. Il suo compito sarà quello di presiedere per due anni il Consiglio europeo, di indirizzarne i lavori e di facilitare il raggiungimento del più ampio consenso tra i vari Stati membri. L’aspetto interessante viene da come il Presidente affronterà l’incarico. Egli potrà limitarsi ad essere il Presidente dei Capi di Stato dell’Unione Europea oppure configurarsi come una guida forte dell’Unione. Detto così sarebbe facile capire quale sarebbe la soluzione preferibile, ma purtroppo la distinzione non é così netta. Nessun euro scettico dichiarato verrà nominato, semmai sarà decisivo il livello di europeismo del futuro Presidente. Un Presidente con un basso livello di europeismo potrebbe limitarsi a mantenere l’europeismo tra i vari Stati Membri al livello attuale, non spingendo per maggiori integrazioni e cercando di limitarsi a trovare una quadratura delle posizioni dei vari governi nazionali davanti alle sfide attuali e futuri dell’Unione. Un Presidente invece con un alto livello di europeismo invece potrebbe spingere per una maggiore integrazione e per fare in modo che l’Unione approfitti delle divisioni tra gli Stati Nazionali per strappare nuove aree di competenza. Il livello di europeismo però non si può calcolare con un test così come non é l’unico fattore da tenere in considerazione. Al tempo stesso non é detto che un Presidente dotato di grande credibilità internazionale per forza di cose sia sinonimo di alto livello di europeismo, così come sia sinonimo di indipendenza politica. Tutto ciò ovviamente vale anche per la soluzione opposta. C’è un fattore che più di tutti sarà decisivo e sarà quello dell’indipendenza politica del futuro Presidente.

Candidati. L’elenco dei candidati é lunghissimo se teniamo conto anche dei sussurri giornalistici. Vediamo di fare una breve presentazione di ciascuno:

Tony Blair (UK). Il nome che é sulla bocca di tutti e, al tempo stesso, quello che non ha bisogno di nessuna presentazione. I pro e i contro sul suo nome si sprecano, mentre non é ancora chiaro se lui sia veramente interessato o meno al posto. Di certo il fatto che a gennaio dovrà sottoporsi ad un procedimento giudiziario in Gran Bretagna per la guerra in Iraq non gioca certo a suo favore.

Herman Van Rompuy (Belgio). Il favorito. Il primo ministro belga, già ribattezzato Van chi?!?!? per la sua scarsa notorietà a livello internazionale, può contare sull’appoggio dell’asse Berlino-Parigi che, a livello europeo, é garanzia di vittoria sicura. Inoltre ci sono altri due fattori che giocano a suo favore ovvero di appartenere ad un paese piccolo ma anche al gruppo dei fondatori dell’Unione. Contro di lui può giocare un asse Londra-Est Europa tutto da verificare. Piccola nota di colore la sua elezione riaprirebbe il vaso di pandora della guida del governo belga.

Vaira Vike – Freiberga (Lettonia). L’outsider dell’ultima ora. L’ex presidente lettone ha avanzato la sua candidatura nei giorni scorsi durante la Conferenza Annuale del Club di Madrid, seppur facendolo con toni polemici che potrebbe alienarle le simpatie di molti (L’Europa smetta di comportarsi come un club di sei amici, ha detto). Inoltre il suo filo-atlantismo, sicuramente più spiccato di quello di Van Rompuy, potrebbe attirare l’appoggio di Londra. Da non sottovalutare poi che l’essere donna, in un’Unione Europea priva di figure femminili ai suoi vertici, può essere un fattore molto favorevole.

Jan Peter Belkenende (Paesi Bassi). Il primo ministro olandese ha lanciato la volata troppo presto, ed ora a pochi metri dal traguardo si trova senza fiato. Con questa metafora ciclistica si può spiegare la sua candidatura. Emersa infatti già ai primi di settembre e seppur godendo degli stessi fattori positivi di Van Rompuy, il nome di Belkenende é previsto svanito. Tramontato.

Jean-Claude Juncker (Lussemburgo). Stesso discorso di Belkenende e di Van Rompuy. Come l’olandese la sua candidatura, peraltro da lui stesso ufficializzata, é uscita troppo presto, mentre vanta le stesse caratteristiche del belga. L’unica differenza é rappresentata dal fato che ha sicuramente un pedigree europeo di maggior valore rispetto agli altri, avendo già ricoperto la carica di guida dell’Eurogruppo per due anni.

Mary Robinson (Irlanda). L’altra donna del lotto. Può contare sul fattore femminile certo, ma la storia del referendum irlandese e il fatto di non appartenere ad un paese dell’area Schengen rappresentano fattori negativi troppo forti.

Felipe Gonzales/José Maria Aznar (Spagna). Nessuno dei due é candidato ufficialmente e tutti e due non hanno mosso un labbro a tal proposito. In aggiunta la Spagna sembra essere completamente disinteressata a questa tornata di nomine (in realtà perché già sicura della riconferma di Almunia come Commissario agli Affari Economici e Monetari). Perù sono i nomi che nell’ombra si muovono maggiormente e che rappresenterebbero la sorpresa più clamorosa. Entrambi europeisti, entrambi non membri del “club dei sei” come direbbe la Freiberga, hanno caratteristiche che farebbero sparigliare le carte e che diventerebbero utili soprattutto se le cose andassero per le lunghe e il conclave bruciasse tutte le possibilità. Al tempo stesso entrambi hanno fattori contrari di un certo peso: Gonzales, da tempo fuori dall’agone politico, é socialista e la sua casa politica ha, per bocca dei suoi vertici più alti, chiaramente espresso l’interesse per la poltrona di Alto Rappresentante. Sul nome di Aznar invece la questione dell’appoggio all’intervento americano in Iraq é una croce capace di far cadere non solo lui.

(continua)

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