E’ come in Formula Uno. Piccola riflessione su alcuni scenari per la scelta di Mr. Europa e dell’Alto Rappresentante.

Questo articolo col titolo di D’Alema o Miliband? No, Schumacher é stato pubblicato su Lo Spazio della Politica

 

Premessa. Mi perdonino i lettori per il solito esempio sportivo.

L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona porterà quindi finalmente alla creazione di due nuove figure politiche: il Presidente dell’Unione Europea e l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea, ovvero quelli che vengono erroneamente chiamati Mr(s). Europa e Mr(s). PESC.

Ora si tratta di due incarichi nuovi, pensati e studiati per dare finalmente quella sterzata che da tempo la UE necessita. Incarichi il cui profilo istituzionale e i poteri futuri sono destinati gioco forza, ad essere profondamente influenzati dall’impronta che gli sarà conferita dai primi che li ricopriranno. Nulla di strano, la balance tra i differenti incarichi europei da sempre si regge per gran parte sulla pratica e la consuetudine, pur rimanendo sempre fermamente nel rispetto di ciò che é previsto dai Trattati. Inoltre non è difficile ipotizzare che almeno inizialmente anche Mr. Europa e l’Alto Rappresentante dovranno condurre una silenziosa guerra tra loro per la supremazia. Da un lato, infatti, ci sarà un Mr. Europa la cui carica sarà sicuramente fortemente prestigiosa ma dal peso politico reale tutto da decifrare, dall’altra il « Ministro degli Esteri“ meno rappresentativo ma sicuramente molto più pesante dal punto di vista politico.

Come sempre nella buona tradizione europea le nomine saranno frutto di un complesso intreccio diplomatico tra le varie caratteristiche (uomo o donna, piccolo o grande Stato, nuova o vecchia Europa ; popolare o conservatore e così via). In generale però il fattore più importante sarà quello del peso politico, della forza, del « nome » dei due candidati. In conformità a questo fattore possiamo individuare quattro scenari, e per farlo useremo la Formula Uno.

Immaginiamo che l’Unione Europea sia una scuderia di Formula Uno, molto importante che da tempo però non vince il campionato mondiale, e che decide di rilanciarsi affidando una nuova macchina (che ci si augura velocissima e competitiva) a due piloti.

Primo scenario o scenario McLaren (periodo Senna/Prost, Hamilton/Alonso). Lo scenario McLaren è lo scenario per cui si decide di scegliere due dei migliori piloti presenti su piazza in quel momento, due top driver, due che possono vincere il campionato a mani basse. Allo stesso tempo col fortissimo rischio di ritrovarsi due galli nello stesso pollaio, due non compagni ma primi avversari fra di loro pronti a realizzare una guerra intestina spettacolare quanto devastante. Con l’accoppiata Senna – Prost la McLaren, nel biennio 1988/1989, vinse 25 Gran Premi su 32, due campionati mondiali costruttori e altrettanti titoli per piloti. Al tempo stesso però diedero anche vita ad una delle più grandi rivalità sportive di tutti i tempi, caratterizzata da liti, risse sfiorate per non nulla e soprattutto incidenti tutto meno che involontari. In tempi più recenti (Alonso/Hamilton) dopo un’analoga guerra intestina, la McLaren finì per perdere entrambe le classifiche iridate all’ultima corsa, regalandole alla nemica Ferrari. Scena finale? Alonso che esultava per la sconfitta di Hamilton come se avesse vinto lui il titolo

Secondo scenario o scenario Ferrari (periodo Schumacher/Barrichello). Tale scenario vede la dirigenza del team scegliere di affidare non solo il volante al più forte pilota su piazza ma completamente tutta la squadra nelle sue mani. Accanto a lui viene piazzatoun buon corridore, ottimo scudiero che solo perché gli viene data la possibilità di guidare una Ferrari tocca il vertice della propria ccarriera. Risultati? Beh 81 gran premi vinti su 132 (di cui 9 da parte dello scudiero) tra il 2000 e il 2004, 5 volte consecutivamente la doppietta mondiale costruttori e piloti. Al prezzo però di instaurare una dittatura schumacheriana di difficile trasposizione nello scenario europeo, ma soprattutto con il rischio che dopo il ritiro del Fenomeno, il team sia incapace di continuare aspettando l’arrivo di un nuovo profeta. Inoltre dall’arrivo di Schumacher alla prima vittoria mondiale passarono quattro lunghi anni.

Terzo scenario o scenario Toyota (periodo Trulli/R.Schumacher). In questo caso abbiamo la scelta di affidare le due macchine a disposizione a due piloti di medio-alto livello, solidi, con una molta esperienza alle spalle, ma che mai hanno avuto nel corso della loro carriera la capacità di fare quel miglioramento che fa la differenza tra un buon corridore e un campione. Questo tipo di scelta si motiva anche con la convinzione da parte del team di aver creato una macchina superiore a quelle degli avversari. Un mezzo talmente forte da prescindere quasi o in gran parte dalle doti del pilota. Nei tre anni in cui tale situazione si è concrettizzata la Toyota non ha vinto nessuna corsa, al massimo sei podi in 54 gare. I due piloti non hanno fatto quell’avanzamento che ci si aspettava, confermandosi buoni piloti e nulla più nella migliore delle ipotesi (Trulli) o addirittura imboccando totalmente il viale del tramonto (R.Schumacher). Al tempo stesso il fortissimo mezzo meccanico si è rivelato tutt’altro che competitivo, non dando mai l’impressione di poter vincere alcunché.

Quarto scenario o scenario Benetton (periodo M. Schumacher/Norberto e Letto). Ovvero affidare la macchina ad un pilota giovane, molto promettente, futuro campione affiancargli un pilota solido, esperto, che sappia in ogni modo aiutarlo ma che accetti, al tempo stesso, il fatto d’essere nulla più che un gregario. Con tale situazione il futuro campione avrebbe al tempo stesso la più ceca fiducia della squadra, pronta a coprirlo nei momenti di difficoltà, e un compagno di squadra alleato e amico. Risultati? Beh in quel biennio la Benetton vinse i suoi primi titoli della sua storia. La stella di Michael Schumacher, con la doppietta nel Mondiale Piloti, si accese definitivamente mentre la Benetton divenne un top team al pari di Ferrari e McLaren. Difetti l’anno dopo la vittoria del secondo mondiale Schumacher decise di accettare l’offerta della Ferrari (proprio quella dello scenario due) e per la Benetton iniziò un lungo periodo di mediocrità (fecero una scelta in stile Toyota).

Trasportiamo tutto quanto detto fino ad ora alla realtà europea e vediamo di capire quale sarebbe la scelta giusta. Innanzitutto si può già scartare il primo scenario. Si può, infatti, dire fin da ora che le due cariche non andranno mai a due big della politica europea, nessun Dream Team, nessuna coppia dei sogni. Ciò non avverrà, perché non è nella tradizione dell’Unione Europea fare una scelta del genere; perché la paura della lotta tra i due che ne potrebbe scaturire è infinitamente superiore alla speranza dei benefici che se ne potremmo avere.

Allo stesso modo si può scartare anche il secondo scenario. L’Unione Europea non si affiderà mai mani e piedi ad una sola persona, senza nessun contrappeso. Non lo farà perché già nei trattati sono previsti i contrappesi volti a bilanciare i rapporti istituzionali, non lo farà perché nessuna delle due cariche é in realtà la figura del capo supremo.

Delle due rimanenti opzioni quella che secondo noi é la più probabile, é la terza. Probabile, ma non auspicabile. Sarebbe, infatti, la scelta perfetta per non dare la svolta che serve, sarebbe la scelta che, di fatto, nulla cambierebbe. I due politici nominati svolgerebbero il loro compito senza però tentare alcuna forzatura, contenti di quello che già hanno. Allo stesso tempo le istituzioni e gli stati membri continuerebbero a giovarsi dei frutti delle loro rendite di potere. In pratica, sarebbe un bis della scelta di Barroso alla guida della Commissione. Cambiare perché nulla cambi.

Contrariamente il quarto caso sarebbe auspicabile ma poco probabile. Affidare uno dei due compiti ad un giovane astro della politica europea, affiancato da un politico solido esperto, ma che non abbia ancora imboccato il viale del tramonto. Con tale binomio ci sarà la possibilità di lanciare definitivamente un giovane astro della politica europea, magari con la prospettiva futura di creare una nuova generazione di politici con una più marcata vocazione europea. In tale scenario poi il giovane politico avrebbe le spalle coperte ma due alleati forti ma non così tanto da poter camminare da soli, ovvero l’altro “pilota” e le istituzioni comunitarie “la macchina”. Insieme invece darebbero alla giovane leva uno scenario forte su cui potrebbe agire con maggiore tranquillità e con un filo di eventuale follia, magari europea.

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