Proposte velleitarie

Il ministro italiano degli esteri, Frattini, aveva proposto, nel corso di una sua intervista al Financial Times, la creazione di una cabina di regia a sei per uscire dall’asse franco-tedesco che guida l’Unione Europea da sempre.

Il gruppo dei 6, ribatezzato il gruppo dei volenterosi, avrebbe dovuto comprendere: Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Polonia e Spagna.

La proposta è apparsa fin da subito velleitaria. Parigi e Berlino non hanno nessun motivo per abbandonare il loro ruolo di locomotiva europea, al tempo stesso la Gran Bretagna non ha nessun motivo di abbandonare il suo ruolo di partner critico e polemico. Infine Italia e Spagna non hanno nessuna ragione, in questo momento, per fare la voce grossa con nessuno in Europa.

E la Polonia? Beh la Polonia è l’aspetto più interessante perchè è colei che dalla situazione attuale sta traendo i maggiori frutti, non solo grazie al suo ruolo di leader dei paesi entrati nella famiglia europea con il quarto allargamento. Varsavia, ripulitasi dal periodo Kaczynski, gode di ottimi relazioni sia con Berlino che con Parigi e si sta affermando come migliore amico della coppia.

Non a caso il No alla proposta Frattini è giunto proprio da Varsavia.

Humor nero

Premessa: qui ti seguito potrete leggere una mia personale considerazione, fatta sotto forma di battuta. Si scherza sull’invio di pacchi bomba ai leader di alcuni paesi europei. Lo faccio a cuor leggero, forse grazie anche alla scarsa pericolosità che questa storia sta assumendo.

Bruxelles, 3 nov. – (Adnkronos) – “Al momento, la Commissione europea non ha ricevuto alcun pacco bomba, ma l’ufficio di sicurezza ha allertato i servizi postali centrali sulla possibilita’ dell’arrivo” di congegni esplosivi. Lo ha detto Michele Cercone, portavoce del commissario europeo agli Affari interni, Cecilia Malmstroem,

Anche i bombaroli ci snobbano.

Il tempo di togliere le ragnatele e di finire di spolverare

Questo blog è stato silente per alcuni giorni a causa dei troppi impegni professionali e non solo del sottoscritto (tra l’altro stiamo organizzando un evento con evento con gli amici di Lo Spazio della Politica, sezione Europa di cui vi parlerò tra qualche tempo).

Da oggi si riprende con il solito ritmo, sperando sempre di riuscire ad incrementarlo ulteriormente.

Per il momento lasciatemi il tempo di ramazzare.

Commissione – Francia 1-0 gol di Viviane Reading

Ma alla fine chi ha vinto tra la Commissione e il governo francese? Siamo di fronte all’ennesima prova di debolezza comunitaria oppure per una volta, forse la prima dai tempi del caso Microsoft, si registra una vittoria della Commissione?

A quanto sembra, o meglio sulla base di quella che afferma Viviane Reading, ci troviamo davanti al secondo caso.

Per prima cosa, bisogna chiarire la notizia di ieri per cui la Commissione avrebbe deciso di non proseguire sulla strada della procedura d’infrazione nei confronti della Francia. Stando a quanto affermato dalla stessa Reading, la situazione è semplicemente stata congelata dalla Commissione in attesa di verificare se in qualche modo vi siano state discriminazioni.

Cosa vuol dire questo? La Francia ha accettato, sul piano meramente giurisprudenziale, di recepire la direttiva 2004/38/CE, così come le è stato imposto da Bruxelles, attenuando e conformando gli effetti della sua legislazione sui ROM.

La volontà della Commissione non è quella di fermarsi davanti al recepimento della legislazione europea, quindi a quello che ieri definivo come tecnicismo giuridico, ma sembra che voglia andare più in profondità e controllare che non ci siano state violazioni non solo nella legislazione ma anche nei dossier individuali, rimanendo pur sempre sul piano legale e non su quello politico.

Per cui la Francia resta pur sempre sotto controllo.

Resta poi un’altro fatto che rende tutto questo storico, come detto dalla stessa commissaria lussemburghese. Per la prima volta nella storia una procedura d’infrazione è stata avviata sulla base di una presunta violazione dei diritti umani. Ciò è stato possibile grazie all’introduzione del Trattato di Lisbona, e soprattutto della Carta europea dei Diritti dell’uomo che è allegata al Trattato.

La presenza della Carta era stata presentata come una delle grandi novità del nuovo Trattato, anche se la cosa appariva più un fatto di facciata privo di chissà quale grande effecacia. L’Unione Europea in tutti i suoi Trattati ha sempre fatto richiamo al rispetto delle Carte internazionali dei Diritti dell’Uomo e l’introduzione della Carta europea appariva come un semplice ribadire ciò che già era palese.

A quanto sembra non era così, a quanto sembra averla finalmente presente in un Trattato significa aver un’arma legale in più.

La Reading comunque ha indicato in 4 settimane il tempo necessario per verificare se sono avvenute discirmanazioni.

 

La Commissione ritira la procedura contro la Francia

Il grande scontro tra la Commissione (impersonata da Viviane Reading) e la Francia circa la questione dei rimpatri dei ROM, si è concluso oggi con la decisione della Commissione di non procedere sulla strada della procedura d’infrazione.

A far cambiare idea a Palazzo Berlyamont sono state le modifiche che il governo transalpino ha adottato nei decreti d’espulsione, recependo così la Direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini.

In pratica il tecnicismo ha funzionato. I francesi accettano di modificare la legislazione in alcune sue parti, come richiesto da Bruxelles, ovviamente il decreto resta attivo. Fine del tecnicismo.

Quello che resta da capire è:

a) l’impatto che le modifiche apportate hanno sull’intero impianto legislativo francese, cioè se indeboliscono o annullano gli effetti.

b) se la Commissione, almeno stando a quanto riporta Le Monde, ha intenzione di proseguire sulla strada di punire Parigi.

Consigli per l’uso

La rassegna stampa come prima cosa alla mattina, contemporaneamente con la colazione, è una delle pratiche mattutine più diffuse.

Da buoni europeisti curiosi di quello che accade nei 27 stati dell’Unione, sentirete anche voi l’esigenza di un sito che vi permette con un veloce colpo d’occhio di avere una copertura globale europea.

Ecco da oggi Livingeurope.eu sarà sicuramente inserito tra i preferiti del vostro browser.

La Slovenia continua a mettere i bastoni nelle ruote dell’accesso croato nella UE.

Il processo di ingresso croato si sta avviando a conclusione molto rapidamente. Solamente 3 capitoli del processo di adesione restano ancora aperti, seppur tra di loro c’è quello giudiziario e di concorrenza, e la loro chiusura dovrebbe avvenire nel corso di una conferenza intergovernativa prevista per i primi di novembre.

Ad accelerare il processo, il superamento della disputa con la Slovenia sulla Baia di Pirano, che per un annetto circa ha bloccato il processo. Superato questo scoglio sembrava che l’ostruzionismo sloveno fosse una cosa dimenticata, ed invece non sembra così.

Il governo di Lubiana sarebbe infatti propenso a mettere la bocca sia nel capitolo della libertà dei movimenti dei capitali che in quello della pesca. Capitoli che sono considerati chiusi ma che comunque sono sempre in attesa dell’approvazione del Consiglio.

Per quanto riguarda la libertà dei movimenti dei capitali la causa sarebbe da ricercare nel rifiuto da parte del governo di Zagabria di concedere l’accesso al mercato nazionale alla Nova Ljubljanska Banka (NLB), mentre per il comparto pesca ci sarebbe il timore sloveno di un nuovo allargamento della area di interdizione a tale attività esistente da alcuni anni nelle acque croate.

Per ora il tutto viene derubricato a semplice scaramuccia tra paesi confinanti vedremo se restaerà tale oppure no.